INTERVENTO DEL PRESIDENTE DI AUDIRADIO
ANTONIO MARTUSCIELLO AL FORUM DI AERANTI CORALLO

RADIOTV FORUM 2026 – AERANTI CORALLO

Giovedì 9 luglio 2026, ore 10.30

Roma, Piazza G.G. Bellini 2 (Palazzo Confcommercio) – Sala Orlando

Intervento Presidente Audiradio

Dott. Antonio Martusciello

SALUTI

In apertura, desidero esprimere un sentito ringraziamento all’avv. Rossignoli per il qualificato impegno con cui, nel tempo, ha dato voce alle istanze dell’emittenza locale, favorendo un confronto istituzionale attento alla libertà di espressione, alla funzione democratica dei media di prossimità e alla centralità dei territori.

È in questo solco che si inserisce il RadioTv Forum di Aeranti-Corallo: un appuntamento che raccoglie le esigenze dell’emittenza territoriale e le porta in una sede stabile di dialogo tra istituzioni, imprese e operatori, chiamati a interpretare insieme le evoluzioni tecnologiche, regolatorie e di mercato che attraversano il comparto radiotelevisivo.

Da questo intreccio tra rappresentanza, dialogo e cambiamento prende avvio la riflessione odierna: ripercorrere la storia della radiofonia locale significa riconoscere il ruolo che essa ha svolto nella vita del Paese e, al tempo stesso, interrogarsi sulle condizioni necessarie perché tale patrimonio continui a essere adeguatamente riconosciuto, valorizzato e sostenuto anche nella trasformazione del mezzo.

 

INTRODUZIONE

Come ricordato dall’avv. Rossignoli, ricorrono quest’anno cinquant’anni dalla sentenza n. 202 del 1976, con cui la Corte costituzionale riconobbe la legittimità dell’emittenza radiofonica e televisiva locale. Quella pronuncia rappresentò un passaggio decisivo: non nacque da una riforma organica del Parlamento, ma dalla necessità di dare risposta a un fenomeno ormai inarrestabile, che si era sviluppato nei territori nonostante il permanere del monopolio pubblico.

La decisione della Corte diede dunque veste giuridica a una realtà già ampiamente diffusa nel Paese. Negli anni precedenti, infatti, erano nate numerose emittenti che, sfidando il divieto, avevano iniziato a trasmettere e a radicarsi nelle rispettive comunità: da Radio Milano International a Radio Alice di Bologna, da GBR Radio a Roma a Radio Radicale. Secondo la rivista Millecanali, già nel 1975 si contavano 150 emittenti locali.

Da quel momento, le “radio libere” cessarono di essere considerate esperienze ai margini della legalità e furono riconosciute come espressione piena della libertà di manifestazione del pensiero e del pluralismo informativo. La radio privata italiana si affermò così come esperienza territoriale, spontanea e dal basso, capace di dare voce alle comunità locali e di aprire una nuova stagione nel sistema dei media.

Quello spirito trovò anche una rappresentazione culturale efficace. Eugenio Finardi, nella celebre canzone “La Radio”, pubblicata nell’autunno del 1975 — dunque un anno prima della pronuncia della Corte — colse il senso di quella stagione con parole divenute emblematiche: “se una radio è libera, ma libera veramente / piace ancor di più perché libera la mente”.

Fu chiamata la stagione dei “cento fiori”.

Oggi, a cinquant’anni di distanza, in un ecosistema della comunicazione profondamente trasformato, quella dimensione locale conserva intatta la propria centralità, continuando a offrire un servizio di prossimità insostituibile, fondato su rapidità, immediatezza, affidabilità e vicinanza. Audiradio rispecchia proprio questa ricchezza, misurando, oltre alle 18 radio nazionali, anche ben 263 radio locali.

 

LA DIMENSIONE RELAZIONALE DELLA RADIO

Nel tempo, del resto, la radio, pur nella continuità della sua funzione originaria, ha dimostrato una peculiare capacità di adattamento ai mutamenti tecnologici e alle evoluzioni delle abitudini di consumo mediale, mantenendo saldi i propri tratti distintivi. Tra questi, assume un rilievo centrale la dimensione relazionale, intesa come attitudine strutturale del mezzo a costruire legami fiduciari, stabili e duraturi con il proprio pubblico.

Tale caratteristica consente di qualificare il mezzo, non soltanto come canale di diffusione di contenuti, ma come vero e proprio spazio di interazione sociale, nel quale si sviluppano forme di partecipazione diffusa e di coinvolgimento diretto degli utenti.

È in questa prospettiva che la radiofonia contribuisce in maniera significativa all’attuazione di principi fondamentali dell’ordinamento democratico.

La dimensione di “social community” deve, pertanto, essere letta alla luce di un duplice livello funzionale. Essa si configura come comunità:

  • da un lato, simbolica, fondata sulla condivisione di contenuti, linguaggi e riferimenti culturali;
  • dall’altro, relazionale, caratterizzata da una interazione continua tra emittente e ascoltatori.

In particolare, l’evoluzione tecnologica e la progressiva integrazione della radio con le piattaforme digitali — inclusi i canali social e i servizi di distribuzione on demand — hanno ulteriormente ampliato le modalità di partecipazione e di engagement della platea, senza, tuttavia, snaturare la specificità del mezzo che continua a fondarsi sulla prossimità, sull’immediatezza e sulla capacità di intercettare bisogni informativi e relazionali di natura territoriale.

In tale contesto, ne deriva che il suo riconoscimento quale “social community” non rappresenta una mera evoluzione semantica, bensì la presa d’atto di una trasformazione strutturale, che ne rafforza il ruolo all’interno del sistema dei media e ne accresce la rilevanza anche sotto il profilo istituzionale.

 

L’IINDAGINE AUDIRADIO 2026: LA METODOLOGIA

All’interno di questo quadro, assume un ruolo cruciale il tema della misurazione delle audience, che va ben oltre la dimensione meramente quantitativa e si configura come uno degli snodi essenziali per il corretto funzionamento del sistema dei media, per la valorizzazione dell’offerta editoriale e pubblicitaria e, più in generale, per la tutela del pluralismo dell’informazione.

Non posso, quindi, prescindere da una riflessione sulla nuova indagine Audiradio 2026, caratterizzata da un impianto metodologico innovativo, trasparente e condiviso dall’intero settore. L’obiettivo è fornire una fotografia sempre più accurata delle abitudini di consumo degli italiani, valorizzando sia le emittenti nazionali sia il patrimonio rappresentato da quelle locali.

Se, infatti, la radio continua a essere uno dei mezzi di comunicazione più diffusi e autorevoli del Paese, capace di raggiungere quotidianamente decine di milioni di cittadini e di accompagnarli nei diversi momenti della giornata, ancor più fondamentale è disporre di strumenti che siano in grado, non solo di rilevare le audience, ma anche di cogliere le specificità e il valore delle diverse componenti del sistema radiofonico italiano.

Come ha ricordato l’Avv. Rossignoli nella sua relazione, non siamo più di fronte a un ascolto lineare, confinato a un singolo dispositivo o a una modalità esclusivamente “live”. Oggi l’esperienza di consumo si articola su molteplici piattaforme, attraversa ambienti digitali diversi e si estende nel tempo, grazie alla possibilità di fruizione on demand.

È proprio in questo scenario che si colloca l’indagine Audiradio, che introduce una metodologia fondata sull’integrazione tra rilevazione campionaria e componente censuaria. Una scelta che risponde, non solo a esigenze tecniche, ma a un preciso obiettivo di sistema: garantire una rappresentazione più completa, trasparente e affidabile dell’audience.

La ricerca Audiradio 2026 si basa su un impianto particolarmente vasto, costituito da 200 mila interviste telefoniche realizzate nel corso dell’anno e suddivise in tre distinti flussi di rilevazione che confluiscono poi in un unico database statistico nazionale. È proprio questa architettura che consente di garantire precisione nelle stime, rappresentatività territoriale e serietà dei risultati.

La struttura dell’indagine è articolata in tre distinti flussi, definiti “Stream”, ognuno dei quali risponde a specifiche esigenze informative. Lo Stream A1 e lo Stream A2 sono dedicati principalmente alla misurazione dell’ascolto delle emittenti locali e alla costruzione delle metriche di copertura e frequenza; lo Stream B è, invece, finalizzato alla rilevazione delle emittenti nazionali. L’integrazione dei dati provenienti da questi tre percorsi consente di ottenere un quadro complessivo e coerente del mezzo radiofonico.

Lo Stream A1, composto da 80 mila interviste, è rivolto esclusivamente alla misurazione dell’ascolto delle emittenti locali. Attraverso questo segmento vengono rilevati gli indicatori fondamentali per valutare la forza e la qualità dell’audience delle radio territoriali: gli ascoltatori nel giorno medio e nei sette giorni, la durata e il Quarto d’Ora Medio, il cosiddetto AQH, che rappresenta uno dei parametri più significativi per comprendere la capacità di fidelizzazione del pubblico.

Accanto a esso, opera lo Stream A2, basato su ulteriori 40 mila interviste. Questo flusso svolge una duplice funzione: da un lato misura le coperture cumulate a 14 e 28 giorni sia delle emittenti nazionali sia di quelle locali; dall’altro integra lo Stream A1 nella misurazione delle performance delle radio locali. Inoltre, raccoglie informazioni utili alla costruzione delle metriche complessive del mezzo e alla progressiva integrazione delle forme di consumo digitale e on demand.

A completare il sistema, vi è lo Stream B, costituito da 80 mila interviste, dedicato alla misurazione delle emittenti nazionali. Attraverso questo vengono rilevati i principali indicatori di ascolto dei network nazionali, consentendo di disporre di una fotografia dettagliata delle audience e delle dinamiche competitive del mercato in esame.

Tuttavia, la vera innovazione del modello Audiradio 2026 risiede nella capacità di integrare queste diverse informazioni in un’unica base dati. Un sistema che permette di leggere il fenomeno radiofonico nella sua interezza, superando le tradizionali contrapposizioni tra nazionali e locali e riconoscendo a entrambe un ruolo strategico all’interno del panorama mediatico nazionale.

I dati più recenti confermano la centralità del comparto locale. In diverse regioni italiane, le emittenti locali risultano essere particolarmente apprezzate, registrando audience importanti, sia nel Giorno sia nel Quarto d’Ora Medio.

Inoltre, la presenza di oltre 260 emittenti locali iscritte all’indagine dimostra la ricchezza e la pluralità del sistema radiofonico italiano, uno dei più dinamici d’Europa.

Per queste ragioni, la nuova Audiradio non può essere considerata soltanto uno strumento statistico o un riferimento per il mercato pubblicitario. Essa rappresenta anche un importante elemento di valorizzazione dell’intero ecosistema, capace di riconoscere il contributo delle grandi reti nazionali e, allo stesso tempo, di tutelare e misurare adeguatamente il patrimonio costituito dalle radio locali.

 

… E L’SDK

Accanto alla rilevazione campionaria condotta tramite interviste telefoniche, la metodologia si arricchisce di una componente innovativa e di natura censuaria, rappresentata dall’impiego dell’SDK (Software Development Kit), che consente il tracciamento diretto dei comportamenti di fruizione digitale dei contenuti radiofonici.

Attraverso questa tecnologia, l’indagine è in grado di rilevare in modo puntuale e continuativo gli ascolti on demand, offrendo un livello di dettaglio particolarmente elevato in termini di durata, frequenza e modalità di utilizzo.

L’integrazione tra dati dichiarativi e dati censuari rappresenta un elemento qualificante dell’impianto metodologico. I flussi informativi provenienti dall’SDK vengono, infatti, opportunamente trattati e ricondotti agli individui del campione rilevato tramite CATI, consentendo di costruire una visione unificata degli ascolti e di stimare la cosiddetta Total Audience, che combina in modo coerente il consumo lineare tradizionale e quello digitale.

Questo passaggio ha implicazioni rilevanti sotto molteplici profili.

  1. In primo luogo, consente agli editori di valorizzare pienamente la propria offerta digitale, riconoscendo dignità e peso anche ai consumi non lineari.
  2. In secondo luogo, offre al mercato pubblicitario strumenti più evoluti e coerenti con la realtà dei consumi mediali, favorendo una pianificazione più efficace e integrata.
  3. Infine, rafforza i principi di trasparenza, comparabilità e certificazione dei dati, che costituiscono il fondamento del modello Audiradio quale Joint Industry Committee.

Non solo un’evoluzione tecnica, ma un vero e proprio salto di paradigma che consente alla radio di continuare a essere protagonista anche nell’era digitale.

Confidiamo di iniziare l’implementazione dell’SDK per la rilevazione della Catch Up Radio entro la fine del 2026.

 

I DATI DI ASCOLTO DELLA RADIO NEL COMPLESSO

I dati ufficiali dell’ultima rilevazione Audiradio ci consegnano un quadro di straordinaria vitalità. In un mondo sempre più frammentato, ma, allo stesso tempo, saturo di stimoli digitali, la radio dimostra una forza insostituibile, registrando un totale complessivo (per locali e nazionali) di oltre 34 milioni di ascoltatori nel giorno medio. Una cifra che rappresenta la stragrande maggioranza della popolazione attiva italiana che, quotidianamente, decide di sintonizzarsi e di partecipare.

Se analizziamo i luoghi dell’ascolto, scopriamo che il mezzo è la colonna sonora della vita attiva degli italiani.

  • Oltre 4 milioni e mezzo di persone lo utilizzano in casa.
  • La quota preponderante, pari a ben 20 milioni 178 mila ascoltatori, vive la radio fuori casa.
  • A questi si aggiungono quasi dieci milioni di cittadini che ascoltano sia in casa che fuori casa.

La dimensione “fuori casa” coinvolge complessivamente oltre 30 milioni di italiani. L’automobile si conferma il luogo preferito, con 27 milioni 750 mila ascoltatori. Ma è altrettanto significativo il dato relativo all’ambiente di lavoro, che registra quasi 4 milioni di ascoltatori quotidiani, a dimostrazione di come la radio sia una compagna preziosa nel lavoro.

E ancora, la radiofonia ha saputo affrontare la sfida della transizione digitale senza perdere la propria identità. I dati sui device ce lo dimostrano in modo inequivocabile:

  • Oltre 4 milioni di italiani ascoltano via smartphone.
  • Quasi 1,9 milioni utilizzano gli smart speaker e gli assistenti vocali domestici.
  • Oltre 4,3 milioni seguono le trasmissioni attraverso i canali televisivi (la visual radio sul digitale terrestre).

Le radio sono, quindi, aziende multipiattaforma: trasmettono in FM, viaggiano sul DAB, sviluppano applicazioni per smartphone, presidiano anche la tv e dialogano con l’intelligenza artificiale degli smart speaker.

L’emittenza radiofonica rappresenta un patrimonio economico, culturale e democratico del nostro Paese. Perché una democrazia forte ha bisogno di media forti. E una radio forte significa una comunità più informata, più consapevole e più coesa!

 

… E IN EUROPA?

Il tema della misurazione delle audience si colloca oggi al centro di una trasformazione che non è soltanto tecnologica, ma profondamente regolatoria e strategica.

La questione dell’audience measurement è entrata nel dibattito europeo con l’approvazione nel 2024 dell’EMFA (European Media Freedom ActRegolamento (UE) n. 2024/1083). Per la prima volta il legislatore europeo è intervenuto sulla materia dimostrando l’attenzione verso un tema che, incidendo profondamente sul mercato pubblicitario, è in grado di condizionare il grado di pluralismo del sistema dei media. Il Regolamento fissa una serie di principi per la misurazione degli ascolti e, nel farlo, riconosce il ruolo dei JIC.

Come prescritto, se i JIC costituiscono un’infrastruttura essenziale per il funzionamento dei mercati dei media e per la tutela del pluralismo informativo, è necessario che le rilevazioni siano improntate ai principi di trasparenza, verificabilità, comparabilità, imparzialità e inclusività.

In quest’ottica, assume un significativo rilievo il dibattito sviluppatosi a seguito della presentazione – da parte della Commissione europea, il 19 novembre 2025 – del pacchetto di misure di semplificazione digitale (cd. Pacchetto Omnibus VII), con l’obiettivo di ridurre i costi amministrativi, sostenere l’innovazione delle imprese dell’UE e facilitare l’accesso ai dati.

Il Pacchetto si compone di tre proposte di regolamento ci cui la prima, il cd. Omnibus digitale[1] – che rileva in questa sede – mira a razionalizzare e semplificare gli attuali processi di compliance previsti dalla normativa europea in materia di dati, privacy e incident reporting: ciò avviene tramite interventi di modifica e coordinamento delle norme recate dal Data Act2, dal GDPR, dalla Direttiva e-Privacy e dalla Direttiva NIS2, oltre ad abrogare alcuni atti normativi, ritenuti assorbiti da norme più recenti.

Per quanto qui di interesse, l’attenzione deve concentrarsi sull’art. 3 della proposta originaria, la quale prevedeva l’inserimento nel GDPR dell’art. 88-bis, norma dedicata al regime delle esenzioni del consenso. In particolare, nel perseguire l’intento di circoscrivere questi casi, la formulazione rischiava di compromettere l’attività di raccolta dati dei JIC, presentando criticità sia in relazione al titolare del trattamento, sia rispetto alla delega a terze parti. Sulla norma si è focalizzata l’attenzione di vari Paesi e l’Italia, anche attraverso AGCom, si è adoperata attivamente per preservare la funzione del JIC, per scongiurare il rischio di una norma che potesse paradossalmente favorire i sistemi proprietari in palese contrasto con i principi sanciti dall’EMFA.

La Presidenza di turno cipriota del Consiglio europeo ha apportato una serie di modifiche al testo della norma – ora collocata nella Direttiva e-privacy – per rafforzare la tutela del JIC: il testo più recente reca significativi miglioramenti pur se persistono degli elementi di preoccupazione. 

È dunque auspicabile che, nell’ottica di assicurare una efficace attuazione del Regolamento, garantendo e promuovendo il ruolo dei JIC, l’iter di approvazione del Decreto Omnibus recepisca tali ulteriori modifiche.

L’impostazione seguita nel corso delle interlocuzioni istituzionali risponde a una questione cruciale: quale spazio rimane per una misurazione indipendente e condivisa, ossia non limitata all’uso interno dei singoli operatori, ma finalizzata a produrre metriche riconosciute dal mercato nel suo complesso che garantiscono standard comuni e comparabilità tra piattaforme?

Il punto, dunque, non è se la misurazione sarà consentita, ma in quali condizioni potrà continuare a svolgere la sua funzione di bene pubblico del mercato.

Se la raccolta e l’elaborazione dei dati dovessero frammentarsi in una molteplicità di sistemi non interoperabili, si rischierebbe di perdere quella base condivisa di conoscenza che consente agli operatori di confrontarsi su metriche comuni.

E senza comparabilità, non vi è trasparenza. Senza trasparenza, non vi è efficienza del mercato. E senza un mercato pienamente funzionante, si indebolisce anche il pluralismo.

È quindi fondamentale che l’evoluzione normativa in corso mantenga saldo un principio:
la misurazione delle audience, non è solo uno strumento commerciale, ma contribuisce alla corretta allocazione delle risorse, alla valorizzazione dei contenuti e alla tutela dell’intero sistema.

In questo senso, il Digital Omnibus rappresenta una grande opportunità, ma anche una grande responsabilità.

Un’opportunità, perché consente di superare incoerenze e duplicazioni normative, rendendo il quadro regolatorio più semplice e adatto all’innovazione.

Una responsabilità, perché richiede di preservare quegli elementi – indipendenza, verificabilità, comparabilità – che costituiscono il fondamento della fiducia nel mercato dei media.

Il futuro della misurazione delle audience non dipenderà soltanto dalle tecnologie o dai modelli di consumo, ma anche dalle scelte regolatorie che saranno compiute oggi.

Del resto, come ben sottolineato in apertura dall’Avv. Rossignoli, questo importante anniversario non deve essere considerato un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova stagione.

Desidero allora rivolgere un sincero ringraziamento a tutti coloro che, in questi cinquant’anni, hanno lavorato con passione e professionalità nelle locali italiane.

Grazie per aver informato.

Grazie per aver raccontato i territori.

Grazie per aver dato voce alle comunità.

Grazie per aver contribuito, giorno dopo giorno, alla crescita democratica e civile del nostro Paese.

Buon anniversario alle radio locali italiane e buon lavoro a tutti noi.

 

Grazie dell’attenzione.

Antonio Martusciello

 

 

[1] COM (2025) 837 – Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica i regolamenti (EU) 2016/679, (EU) 2018/1724, (EU) 2018/1725 e (EU) 2023/2854 e le direttive 2002/58/EC, (EU) 2022/2555 e (EU) 2022/2557 per quanto riguarda la semplificazione del quadro normativo nel settore digitale e che abroga i regolamenti (EU) 2018/1807, (EU) 2019/1150 e (EU) 2022/868 e la direttiva (EU) 2019/1024 (Omnibus digitale) – EUR-Lex – 52025PC0837 – EN – EUR-Lex